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	<title>Imprendero &#187; news ed eventi</title>
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	<description>Programma di cultura e formazione imprenditoriale</description>
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		<title>Più ritardi nei pagamenti, ma il Nordest è “virtuoso”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[22/02/2012 &#8211; Altro che nuova normalità e uscita dal tunnel. I dati di Cerved Group  sui pagamenti tra imprese fanno emergere segnali preoccupanti. Servono  quasi 90 giorni per vedersi saldata una fattura e il 57% delle aziende  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">22/02/2012 &#8211; Altro che nuova normalità e uscita dal tunnel. I dati di Cerved Group  sui pagamenti tra imprese fanno emergere segnali preoccupanti. Servono  quasi 90 giorni per vedersi saldata una fattura e il 57% delle aziende  friul-giuliane paga in ritardo.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-8500" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/22/piu-ritardi-nei-pagamenti-ma-il-nordest-e-virtuoso/ritardo-pagamenti_0/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8500" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/ritardo-pagamenti_0-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il rapporto fa emergere come solo il 43%  delle imprese rispetti gli impegni di pagamento pattuiti, mentre  salgono al 6,2% (erano il 4,8% un anno fa) le società in grave ritardo  sul perfezionamento delle fatture. In generale i dati dell’area Nordest  emergono meno critici di altri territori della penisola. <strong>Anzi  addirittura la regione del Friuli Venezia Giulia spicca per numeri in  netta controtendenza rispetto al resto dell’Italia</strong>. Nel quarto trimestre  del 2011 le imprese protestate si sono ridotte del 20,8% e sono anche  al di sotto del dato pre-crisi, -18,4%. In cifre 137 aziende protestate  nel 2011, erano 168 nel pre-crisi e 173, 365 giorni fa. Ma il rischio  sistemico sui tempi di pagamento resta. Nel solo Nordest il calo 2011 su  2010 del numero di società con cambiali è del 12%, viceversa sale al  +13%, in confronto al pre-crisi. Il Friuli Venezia Giulia appare  come una delle aree più virtuose anche in termini di credibilità delle  imprese. Le inaffidabili sono infatti solo lo 0,3% del totale delle  aziende, uno dei migliori dati a livello nazionale. La regione fa meglio  del confinante Veneto, 0,4%, di Lombardia, 0,7%, Piemonte, 0,5%,  Emilia Romagna, 0,5% ed è ad una distanza siderale da Calabria, 2% e  Campania,1,4%.</p>
<p style="text-align: justify">«Gli effetti della nuova recessione non hanno tardato a  manifestarsi sul mondo delle imprese – commenta Stefano Matalucci,  direttore marketing di Cerved Group – <strong>da giugno in poi sono tornati ad  aumentare i protesti e i ritardi nei pagamenti, interrompendo il lento  ritorno verso la normalità che durava dalla fase più acuta della crisi  del 2009</strong>». Che si sia di fronte ad una recrudescenza della crisi è per  altro confermato anche dai dati di Payline, il database di Cerved Group  che monitora i rapporti con i fornitori di oltre due milioni di imprese  italiane: si allungano i tempi di liquidazione delle fatture e i ritardi  rispetto alle scadenze pattuite. Nel quarto trimestre 2011 i pagamenti  tra le imprese sono stati regolati in 88,9 giorni, quattro in più  rispetto ai tre mesi precedenti. Il dilazionamento è da attribuire in  gran parte ai crescenti ritardi registrati, in aumento per il secondo  trimestre consecutivo (toccando nel quarto trimestre i 23,3 giorni  contro i 20,4 del periodo luglio- settembre).</p>
<p style="text-align: justify">Il fenomeno dei <strong>crescenti  ritardi nell’ultimo trimestre 2011 ha coinvolto tutta l’economia</strong>, con  situazioni più gravi tra le aziende operanti nel terziario, 26,1 giorni  di ritardo, e nelle costruzioni con 23,9 giorni, mentre nell’industria i  ritardi si attestano a 16,5 giorni. Riguarda tutta la Penisola, con  ritardi oltre i 25 giorni nel Nord Ovest, nel Centro e nel Mezzogiorno e  nettamente inferiori nel Nordest (15,3 giorni).</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Fonte: <a href="http://www.quotidianamente.net/cronaca/fatti-dallitalia/piu-ritardi-nei-pagamenti-ma-il-nordest-e-%E2%80%9Cvirtuoso%E2%80%9D-19316.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Quotidianamente.net </span></a></strong></em></p>
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		<title>GE cerca start up nelle tecnologie pulite</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Carbon Trust]]></category>
		<category><![CDATA[General Electric]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[luca pagni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sandro De Poli]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[21/02/2012 &#8211; Co2, un fondo per giovani imprenditori. Il colosso americano, in collaborazione con l&#8217;organizzazione no profit Carbon Trust, ha stanziato un fondo da 5 milioni di euro dedicato a nuove società nel campo delle infrastrutture a bassa emissione.
Lo fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">21/02/2012 &#8211; <strong>Co2, un fondo per giovani imprenditori. Il colosso americano, in collaborazione con l&#8217;organizzazione no profit Carbon Trust, ha stanziato un fondo da 5 milioni di euro dedicato a nuove società nel campo delle infrastrutture a bassa emissione.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-8491" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/21/ge-cerca-start-up-nelle-tecnologie-pulite/wind-turbines-farm/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8491" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/solare-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Lo fanno perché sono sempre alla ricerca di nuove idee da trasformare in business. E perché si è creata, a causa della crisi, una domanda di nuovi investimenti. Ecco perché, per la prima volta, General Electric ha destinato al mercato europeo il suo primo investimento in un fondo di venture capital che ha come scopo l&#8217;accelerazione dei progetti in tecnologie pulite.</p>
<p style="text-align: justify">Ge, in collaborazione con l&#8217;organizzazione no profit inglese Carbon Trust, he destinato 5 milioni di euro &#8220;per supportare nuove imprese e progetti nelle tecnologie a bassa emissione, con particolare focus sulle infrastrutture&#8221;. Carbon Trust dovrà individuare i progetti più interessanti, il fondo avrà poi il compito di incubare o investire direttamente in quelli che dimostrano un maggior potenziale. I fondi stanziati potrebbero essere solo un primo passo per l&#8217;Europa, visto che General Electric, nel mondo, ha stanziato assieme ad altri partner 134 milioni per investimenti e accordi commerciali con imprese e start up.</p>
<p style="text-align: justify">Il fatto che Ge investa per la prima volta in Europa ha una speigazione evidente. La situazione nel Vecchio Continente sta diventando sempre più difficile per chi dispone dell&#8217;idea per un nuovo brevetto, ma non dei capitali per avviare una attività. Soprattutto in un periodo in cui le banche hanno chiuso i rubinetti alle Pmi, figuriamoci per i giovani che intraprendono per la prima volta questa attività.</p>
<p style="text-align: justify">Non a caso, secondo un recente report di Bloomberg New Energy Finance, se fino al 2007 il 42 per cento degli investimenti nei progetto di energia pulita arrivava dall&#8217;Europa, ora la percentuale è drammaticamente scesa al 25 per cento. Mentre, sempre negli ultimi quattro anni, il quadrante Oriente/Oceania ha di fatto raddoppiato i propri investimenti. Un passo indietro, quello dell&#8217;Europa, che ha dato il via libera al Nord America, dove &#8211; secondo una ricerca di CleanTeach &#8211; si concentrano i due terzi degli investimenti di fondi di venture capital nel settore delle tecnologie per l&#8217;ambiente, mentre nel Vecchio Continente sono scesi al 19 per cento.</p>
<p style="text-align: justify">Un parte dei soldi stanziarti dal General Electric per il suo fondo potrebbe arrivare in Italia. Se ne occuperà un team di esperti che valuterà gli eventuali progetti. &#8220;La nostra iniziativa &#8211; spiega il presidente e ad di Ge Italia Sandro De Poli &#8211; punta a sviluppare le tecnologie pulite più promettenti per far sì che l&#8217;Europa mantenga la sua posizione di leadership. Le imprese di questo settore hanno alte potenzialità di crescita anche in termini di creazione di posti di lavoro, ma allo stesso tempo hanno un maggior bisogno di capitale rispetto a imprese in crescita minore e questo può rappresentare un problema nell&#8217;attuale fase econonomica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/02/20/news/co2_un_fondo_per_giovani_imprenditori_ge_cerca_star_up_nelle_tecnologie_pulite-30216634/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Repubblica.it</span></a>, scritto da Luca Pagni (20 febb.)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Foto: Google Immagini</em></p>
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		<title>L’identikit dei neo-imprenditori italiani nel 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio Dardanello]]></category>
		<category><![CDATA[nuove imprese]]></category>
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		<description><![CDATA[20/02/2012 &#8211; Unioncamere: un terzo delle nuove imprese nasce al Sud. L’identikit dei neo-imprenditori italiani nel 2011: 3 su 4 sono uomini, l’87% italiani, nel 57,4% sono spinti dalla voglia di affermarsi nel mondo.
Un terzo delle imprese italiane nate nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">20/02/2012 &#8211; <strong>Unioncamere: un terzo delle nuove imprese nasce al Sud. </strong>L’identikit dei neo-imprenditori italiani nel 2011: 3 su 4 sono uomini, l’87% italiani, nel 57,4% sono spinti dalla voglia di affermarsi nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-8479" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/20/identikit-dei-neo-imprenditori-italiani-nel-2011/success_005/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8479" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/success_005-300x252.jpg" alt="" width="198" height="166" /></a>Un terzo delle imprese italiane nate nel 2011 ha sede nel Mezzogiorno. A fondarle, in 3 casi su 4 sono uomini e per 7 su 10 sono bastati 10mila euro per partire. L’obiettivo è la soddisfazione personale e professionale (lo affermano in più del 57% di coloro che  hanno deciso di fondare, da titolari o da soci di maggioranza, una nuova azienda). Perché, anche in tempi di crisi, fare impresa nel nostro Paese è un sogno nel cassetto che, nel 2011, molti hanno potuto concretizzare.</p>
<p style="text-align: justify">E’ quanto emerge dall’indagine del <strong>Centro studi di Unioncamere</strong> su un campione di circa 9mila imprese attive nate nel corso del 2011 e per le quali è possibile identificare il settore di appartenenza, rappresentativo di circa 176mila “vere” nuove imprese iscritte nel corso dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify">“<em>L’impresa è e resta una grande opportunità soprattutto per i giovani. Non è la soluzione alla disoccupazione, ma è una concreta e solida chances per dare corpo alle giuste aspettative di soddisfazione professionale”. </em>Questo il commento del presidente di <strong>Unioncamere</strong>, <strong>Ferruccio Dardanello</strong><em>. “In un momento di difficoltà quale è quello che stiamo vivendo, sostenere la diffusione delle imprese significa operare soprattutto per chi oggi si affaccia sul mercato del lavoro e non riesce a trovare risposte. Quindi, ben vengano tutti i programmi e progetti che possono offrire alle tante intelligenze e saperi che il nostro Paese sa esprimere delle occasioni reali”.</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un terzo delle nuove imprese nasce al Sud</strong></p>
<p style="text-align: justify">Anche nel 2011, sono Sud e Isole a dare vita alla quota prevalente di nuove iniziative imprenditoriali (30,9%), seguite a breve distanza dal Nord Ovest (28,6%). Incidenze minori spettano al Centro e al Nord Est (rispettivamente, 21,0% e 19,5%). Come guardano al futuro? Nella maggior parte dei casi (88,7%), le imprese neo-nate sono caute e non avvertono la necessità di assumere personale, impegnate come sono ad attendere i primi riscontri da parte del mercato. Circa un’impresa su dieci prevede di aumentare gli occupati, ma la quota sale sensibilmente tra quelle con più di 10 addetti (raggiungendo il 19,6%), che, nascendo più grandi, prevedono già di dover svolgere una gamma più ampia di mansioni, per svolgere le quali sarà necessario introdurre figure con specializzazioni diverse.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Oltre un quarto ha meno di 30 anni; aumentano gli uomini; nella metà dei casi sono diplomati</strong></p>
<p style="text-align: justify">Le opportunità del “fare impresa” sono colte sempre più frequentemente dai giovani: infatti, supera il 26% (2 punti in più rispetto al 2010) l’incidenza degli under 30 e un ulteriore 19,1% di neo-imprenditori si colloca nella fascia di età tra i 31 e i 35 anni. Lo spirito di iniziativa e le capacità innovative proprie dei giovani hanno generato nel 2011 poco meno della metà delle nuove imprese, mentre il restante 54,5% è da attribuire agli ultra 35enni, che si avvalgono principalmente dell’esperienza e del proprio background tecnico-professionale per trovare stimoli all’avventura imprenditoriale.</p>
<p style="text-align: justify">Gli uomini confermano nel 2011 una più netta propensione a realizzarsi attraverso la creazione di un’impresa: sono quasi tre quarti i neo-capitani d’impresa maschi, in lieve crescita rispetto al 2010. Quindi, si sono ulteriormente ridotti gli spazi per le donne, che però si ampliano in specifici settori. I servizi alle persone è l’unico settore in cui il genere femminile detiene il primato delle nuove iniziative imprenditoriali (51,7%), ma quote superiori alla media si riscontrano anche nei servizi turistici, nell’agricoltura e nelle attività commerciali.</p>
<p style="text-align: justify">E’ il diploma il trampolino di lancio per i capitani d’impresa: poco meno della metà (48,9%) di essi, infatti, proviene da una scuola secondaria superiore, una quota in crescita rispetto ai dati 2010. Anche l’incidenza di quanti si sono fermati alla scuola dell’obbligo è in aumento (supera un quarto dei casi) e, di conseguenza, sono in riduzione i neo-imprenditori con qualifica professionale e con laurea, cui corrispondono rispettivamente quote intorno al 12%.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Poche le risorse da investire: in 8 casi su 10 sono mezzi propri</strong></p>
<p style="text-align: justify">Visto che l’investimento per dare avvio a una nuova attività non supera i 10mila euro nel 72,1% dei casi (quota che si amplia, raggiungendo il 75,3%, per i giovani), i nuovi imprenditori fanno affidamento prevalentemente su mezzi propri: infatti, scelgono l’autofinanziamento 8 imprenditori su 10, affiancando a questo i prestiti di parenti o amici e, in seconda battuta, i prestiti bancari. Non è però trascurabile il numero di quanti partono con un capitale iniziale compreso tra gli 11 e i 30mila euro (una nuova impresa su 5): sono specialmente i servizi turistici, il commercio e i servizi alle persone i comparti da cui scaturiscono esigenze di un investimento iniziale più cospicuo.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In un caso su 2 hanno una esperienza di lavoro alle spalle</strong></p>
<p style="text-align: justify">La precedente attività come operaio o apprendista, quella da impiegato o quadro e pregresse esperienze come imprenditori o lavoratori autonomi costituiscono la base di partenza per quasi il 55% dei neo-capitani d’impresa nel 2011. C’è dunque alle spalle un solido percorso professionale e un’attenta analisi delle condizioni del mercato a indurre la maggior parte di questi soggetti a intraprendere l’impegnativo percorso dell’imprenditorialità. Invece, la motivazione prevalente è da ricercarsi nella necessità di trovare uno sbocco lavorativo per quanti precedentemente si trovavano nella condizione di disoccupati, studenti, casalinghe e collaboratori a progetto, che complessivamente rappresentano il 22,4% dei nuovi imprenditori, con un’incidenza in aumento di 1,5 punti sul 2010.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Fonte: <a href="http://www.unioncamere.gov.it/P42A1024C160S123/Nuove-imprese--nel-2011-una-su-tre-e-nata-al-Sud.htm" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Comunicato stampa Unioncamere</span></a>, 18febb. </em></p>
<p style="text-align: justify">Foto: Google Immagini</p>
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		<title>Silicon Italy: storie di nuove imprese hi-tech italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fernando Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[luigi gavazzi]]></category>
		<category><![CDATA[panorama in edicola]]></category>
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		<category><![CDATA[Why Italy Matters Corp.]]></category>

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		<description><![CDATA[17/02/2012 &#8211; L’anti Google ha spaccato il popolo della rete: entusiasti contro  delusi. I secondi sembrano avere la meglio, per ora, ma un fatto è  certo: Volunia, il motore di ricerca lanciato il 6 febbraio da Massimo  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">17/02/2012 &#8211; L’anti Google ha spaccato il popolo della rete: entusiasti contro  delusi. I secondi sembrano avere la meglio, per ora, ma un fatto è  certo: Volunia, il motore di ricerca lanciato il 6 febbraio da Massimo  Marchiori, il matematico  padovano che nel 1997 inventò l’algoritmo alla  base del Google «vero», ha acceso i riflettori su un universo  conosciuto solo dagli addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-8462" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/17/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/future-tech/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8462" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/future-TECH-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Perché <strong>in Italia non c’è solo <a href="http://launch.volunia.com/">Volunia</a></strong>.  «Sono 700-800 circa le start-up che nascono nel nostro Paese ogni anno»  calcola Alberto Onetti, presidente della fondazione Mind the bridge,  fra i principali cacciatori di talenti italiani e partner della Why  Italy Matters Corp, la società di diritto Usa creata dall’ex golden boy  della consulenza <strong>Fernando Napolitano</strong> per promuovere il meglio dell’hi-tech italiano sulla piazza americana (<a href="http://www.italianbusiness.org/" target="_blank">www.italianbusiness.org</a>).  E cita una ricerca dell’Università degli studi dell’Insubria a Varese  che passa ai raggi X un campione di 111 nuove imprese ad alta  tecnologia. L’85 per cento è attiva sul fronte internet. Sono collocate  nel Centro-Nord (cartina a destra). «E i loro titolari hanno 32 anni in  media e un tasso d’istruzione molto elevato» dice Onetti, che parla di  giovani con in tasca almeno un master o un dottorato di ricerca.</p>
<p>Gli fa eco Livio Scalvini, responsabile innovazione dell’Intesa Sanpaolo  e a capo del progetto Start-Up Initiative, nato nel 2009 per scovare  realtà all’avanguardia, come le tre descritte in queste pagine e  presentate lo scorso anno, e metterle in contatto con potenziali  finanziatori in Italia e all’estero: «Ci sono centinaia di giovani con  idee, idee vere» assicura il manager «e noi aiutiamo chi ha le carte in  regola per farsi strada». Con iniziative a tappeto. Come quella in lizza  il 23 febbraio alla Berkeley University, in California, che vedrà  sfilare sotto gli occhi di investitori top 12 start-up. E per seguire  l’intera attività che gravita intorno a Why Italy Matters Corp, ecco un  indirizzo da mettere in agenda: <a title="http://blog.panorama.it/economia/tag/why-italy-matters-corp/" href="http://blog.panorama.it/economia/tag/why-italy-matters-corp/" target="_blank">http://blog.panorama.it/economia/tag/why…</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quanto guadagna la tua app?</strong><br />
Ci sono voluti 24 mesi e oltre 250 mila dollari per sviluppare Mopapp,  piattaforma in grado di tracciare in tempo reale i ricavi delle vendite  delle applicazioni nelle principali vetrine online del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Parola di Alessandro Rizzoli, 42 anni, che con i soci Federico Sita,  41, e Marco Bellinaso, 31, tutti ingegneri, sta lavorando perché la sua  idea entri in commercio entro fine mese. «Nella fase open beta, durata  più di un anno e aperta a tutti, abbiamo raccolto 2.500 sviluppatori  registrati per un totale di 12 mila app censite» racconta Rizzoli, che  nel 2011 ha vinto il Seed camp di Berlino e il Bit Park European summit  di Bruxelles, promosso dalla Microsoft per le start-up europee più  innovative. «Abbiamo aperto il capitale a soci esterni fra cui gli  inglesi di Seed e stiamo per concludere un altro accordo».</p>
<p style="text-align: justify">La sede di <a href="http://www.mopapp.com/" target="_blank">Mopapp</a> è a Londra ma lo sbarco negli Usa non va escluso. Quello delle  applicazioni è un mercato d’oro: varrà 60 miliardi di dollari entro il  2014 (stima Gartner Group). Rizzoli è alla sua terza start-up. La prima,  lanciata nel 2008 a Bologna, si chiama GetConnected e sviluppa software  conto terzi. «La seconda è Anguria Lab, fondata nel 2009, con sede nel  Delaware, Stati Uniti, per la vendita di Postino, una app che permette  di trasformare le foto scattate con il cellulare in cartoline da spedire  ovunque» dice l’imprenditore, che ha studiato all’Urbana champaign  dell’Illinois, la stessa che negli anni 70 diede il via ad Arpanet,  precursore di internet.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La maglietta che crea energia</strong><br />
Niente più cellulari, iPod o iPad con la batteria a terra. Con i  prodotti targati eRaloS3 i dispositivi hi-tech si possono ricaricare in  qualsiasi momento e ovunque ci si trovi. Lo promette Giuseppe Suriani,  30 anni, ingegnere microelettronico con in tasca un master in scienze  dei materiali, che con i soci Salvatore Bagiante, 30, e Michele  Corselli, 28, ha brevettato un sistema per la produzione di celle  fotovoltaiche flessibili da integrare nei tessuti.<br />
«In questo modo basta indossare una tshirt per avere una fonte  energetica sempre con sé» sintetizza Suriani, vincitore anche  dell’ultima edizione del <a href="http://www.windbusinessfactor.it/" target="_blank">Wind business factor</a>,  a cui hanno partecipato 163 start-up. Ma c’è di più. I giovani di  eRaloS3, con sede a Catania, stanno mettendo a punto anche aggeggi  solari tascabili dalle dimensioni di un pacchetto di sigarette. «Stiamo  scrivendo i brevetti» dice Suriani. «Finora abbiamo investito 80 mila  dollari ma per fare il salto vero avremmo bisogno di un milione».</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un mangime rivoluzionario</strong><br />
Aveva solo 23 anni quando, con i soci Federico Maria Grati e Stefano Babbini,<br />
fondò l’Agroils, con sede a Firenze e jointventure in Marocco, Senegal e  Ghana, per la produzione di biocombustibili dalla pianta tropicale  jatropha. Poi nel 2011 la cessione dell’attività (marchio escluso) alla  milanese Futuris. E il lancio, stavolta a Hayward, nel cuore della  Silicon Valley, dell’Agroils Technology. Giovanni Venturini Del Greco,  laureato in ingegneria gestionale all’Università di Firenze e con in  tasca un master alla Kungliga Tekniska Hogskolan di Stoccolma, produrrà  ora mangimi di origine vegetale. «Sfruttando quello che resta dalla  jatropha una volta estratto l’olio combustibile» precisa. L’idea nasce  dall’incontro con Roberto Crea, lo scienziato italiano che negli anni 70  guidò il gruppo di ricercatori Usa della Genentech che scoprì  l’insulina sintetica.<br />
«Vogliamo sostituire la soia come materia prima per i mangimi  assicurando proprietà nutrizionali maggiori e prezzi più concorrenziali»  dice Del Greco, che stima in 100 miliardi di dollari il mercato di  riferimento su scala mondiale e annuncia l’ingresso imminente di  finanziatori terzi nella start-up con fondi per 1 milione di dollari.  «Entro la primavera del 2013 i mangimi dell’Agroils Technology saranno  cosa fatta».</p>
<h3 style="text-align: justify">Appuntamento il 23 febbraio a Berkeley</h3>
<p style="text-align: justify">Si terrà giovedì 23 febbraio alla Berkeley University, in California,  l’Italian innovation day 2012, promosso dalla fondazione non-profit  Mind The Bridge, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Why Italy  Matters, società di diritto Usa fondata da Fernando Napolitano per  promuovere il meglio dell’hi-tech italiano.<br />
A sfilare davanti a potenziali investitori saranno 12 start-up italiane. Ecco chi sono e cosa fanno.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Enatek</strong><br />
Fondata da Gianluca Cecchetti, con sede a Piombino, sta mettendo a punto  una microturbina eolica per il mercato domestico. Il settore di  riferimento è stimato in 412 milioni di dollari nel 2013 con tassi di  crescita a doppia cifra anno su anno.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.genport.it/our-mission/">Genport</a></strong><br />
È uno spin-off del Politecnico di Milano. Guidato da Paolo Fracas, sede a  Vimercate, offre sistemi indossabili e trasportabili in grado di  erogare energia pulita 24 ore al giorno.<br />
www.genport.it</p>
<p style="text-align: justify"><strong>KitoTech</strong><br />
Niente più punti di sutura. La KitoTech sta sviluppando nanofibre di  chitina in grado di guarire le ferite senza ricorrere alla sala  operatoria.<br />
Lanciata da Marco Rolandi, ha sede a Seattle, negli Usa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Liquidweb</strong><br />
Sviluppa tecnologie controllabili con il potere della mente. La start-up  creata da Pasquale Fedele, con sede a Siena, fa leva sul nostro sistema  neurale per controllare un computer senza l’aiuto di tastiera o  joystick. Basta indossare un casco speciale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/www.upgen.it" target="_blank">Underground Powe</a></strong><br />
Produrre elettricità sfruttando<br />
l’energia cinetica dei veicoli. Basta installare un dispositivo nel  terreno e il sogno si trasforma in realtà. L’idea è di Andrea Pirisi e  la sua impresa ha sede a Pinzolo, in provincia di Trento.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/www.ilike.tv" target="_blank">iLike.tv</a></strong><br />
Si tratta di un cross media social network ideato da Paolo Roatta.  L’idea è di fare programmi tv dando agli spettatori la possibilità di  intervenire in diretta. Nell’autunno 2012 il via su Sky.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>D-orbit</strong><br />
È lo spazzino dello spazio. La start-up di Luca Grossettini, con sede a  Milano, sviluppa dispositivi da installare sui satelliti artificiali in  grado di distruggerli al termine della loro vita operativa o in caso di  avarie. Obiettivo: risolvere il problema dei detriti spaziali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/www.nextstyler.com" target="_blank">Nextstyler</a></strong><br />
La moda ai tempi di internet.<br />
Maurizio Palumbo e Mary Palomba, entrambi originari di Napoli, hanno  lanciato il marchio Nextstyler. I capi sono acquistabili solo online.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/www.stereomood.com" target="_blank">Stereomood</a></strong><br />
Una streaming web radio che suggerisce ai propri utenti che cosa  ascoltare a seconda del loro stato d’animo. Lanciata da Daniele Novaga,  con sede a Roma, intende proporre un ascolto basato sulle emozioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://timbuktu.me/" target="_blank">Timbuktu</a></strong><br />
Ha lanciato il primo newsmagazine per bambini progettato per iPad.  Ideata da Elena Favilli e Francesca Cavallo questa start-up con sede a  Milano ha vinto il premio Working capital della Telecom Italia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://vinswer.com/" target="_blank">Vinswer</a></strong><br />
Con sede a San Bruno, in California, è un mercato virtuale a  disposizione di chi voglia offrire consulenza nei campi più disparati.  Funziona tramite videochat. A idearlo Michele Mastroianni, Daniele  Alberti e Stefano Mendicino.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/www.vivocha.com" target="_blank">Vivocha</a></strong><br />
Una piattaforma multicanale che permette a qualsiasi azienda di lanciare  un nuovo servizio clienti online in pochi minuti e senza competenza  tecnica specifica. I fondatori sono Gianluca Ferranti e Federico Pinna.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Fonte: <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/16/silicon-italy-storie-di-nuove-imprese-hi-tech-italiane/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Panorama.it</span></a>, scritto da <a href="http://blog.panorama.it/economia/author/luigigavazzi/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Luigi Gavazzi</span></a> (16 febb.)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Foto: Google Immagini<br />
</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Gli europei sviluppano un imballaggio per alimenti innovativo e sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[biomateriale]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggio per alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[progetto WHEYLAYER]]></category>

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		<description><![CDATA[16/02/2012 &#8211; Siamo costantemente in movimento e i prodotti che  rendono la nostra vita più facile sono sempre i benvenuti. Ma garantire  la sicurezza dei prodotti è altresì importante. Ciò è particolarmente  valido per l&#8217;industria alimentare. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">16/02/2012 &#8211; Siamo costantemente in movimento e i prodotti che  rendono la nostra vita più facile sono sempre i benvenuti. Ma garantire  la sicurezza dei prodotti è altresì importante. Ciò è particolarmente  valido per l&#8217;industria<a rel="attachment wp-att-8438" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/16/gli-europei-sviluppano-un-imballaggio-per-alimenti-innovativo-e-sostenibile/fresh_fruits_and_vegetables/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8438" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/Fresh_Fruits_and_Vegetables-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> alimentare. Con l&#8217;ossidazione di grassi, oli e  altri componenti alimentari, i cibi che mangiamo perdono sostanze  nutrienti e cambiano colore. Evitare l&#8217;ossidazione è cruciale per  l&#8217;imballaggio alimentare. Un team di ricercatori finanziato dall&#8217;UE ha  sviluppato un biomateriale dalle proteine del siero di latte nonché un  metodo commercialmente valido per produrre film multifunzionali su  scala industriale. Si tratta di un processo molto più avanzato rispetto  ai film convenzionali basati su prodotti petrolchimici. I risultati  appartengono al progetto WHEYLAYER (&#8220;Whey protein-coated plastic films  to replace expensive polymers and increase recyclability&#8221;), che ha  ricevuto un finanziamento di oltre 2,5 milioni di euro attraverso il  programma di lavoro &#8220;Ricerca a favore delle PMI&#8221; (piccole e medie  imprese), del programma &#8220;Capacità&#8221; del Settimo programma quadro dell&#8217;UE  (7º PQ).</p>
<p style="text-align: justify">I frutti del loro lavoro fanno parte di un forte impegno europeo di  sviluppare un materiale di imballaggio sostenibile, la cui produzione  sia conveniente ed ecocompatibile. Il settore alimentare potrà trarre  grande beneficio da questa recente innovazione, che contribuirà a  proteggere i prodotti alimentari dall&#8217;ossigeno, dall&#8217;umidità e dalla  contaminazione chimica e biologica. Il risultato di questo sviluppo è  che i cibi rimarranno freschi il più a lungo possibile.</p>
<p style="text-align: justify">Come materiali di barriera i metodi attuali si concentrano sull&#8217;uso  di costosi polimeri petrolchimici, come i copolimeri etilene alcol  vinilico (EVOH). La Società tedesca per la ricerca di mercato  sull&#8217;imballaggio ritiene che nel 2014 in Germania verranno prodotti e  utilizzati oltre 640 chilometri quadrati di materiali compositi che  utilizzano gli EVOH come strato barriera all&#8217;ossigeno.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il progetto WHEYLAYER, gli ingredienti naturali del siero di  latte prolungano la durata di conservazione dei prodotti alimentari. Un  vantaggio ulteriore è che lo strato di proteine del siero è  biodegradabile.</p>
<p style="text-align: justify">Commentando i risultati dello studio, uno dei partner di WHEYLAYER,  Markus Schmid dell&#8217;Istituto Fraunhofer per l&#8217;ingegneria di processo e  imballaggio IVV in Germania, ha detto: &#8220;Siamo riusciti a sviluppare una  formulazione di proteine del siero che può essere utilizzata come  materia prima per una pellicola barriera. Abbiamo inoltre sviluppato un  processo economicamente sostenibile che può essere usato per produrre le  pellicole multifunzionali su scala industriale.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Per sviluppare la pellicola di siero di latte la squadra tedesca ha  prima purificato siero di latte dolce e siero di latte acido, producendo  isolati proteici di elevata purezza. Sono stati testati vari metodi di  modificazione per ottenere proteine ??adatte con proprietà filmogene  superiori. Le proteine ??hanno resistito alle sollecitazioni meccaniche  coinvolte perché il team le ha mescolate con diverse concentrazioni di  ammorbidenti e vari altri additivi, tutti biocompatibili.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Tutti questi additivi sono sostanze autorizzate&#8221;, ha spiegato  Schmid &#8220;Il nostro lavoro all&#8217;IVV per produrre una pellicola multistrato  di questo genere utilizzando un metodo roll-to-roll è un primato  assoluto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">La buona notizia per le imprese che vorrebbero passare alle proteine  ??del siero di latte è che ciò richiederebbe solo piccole modifiche ai  loro impianti. I ricercatori fanno sapere che hanno richiesto un  brevetto per questa tecnologia innovativa.</p>
<p style="text-align: justify">Il consorzio WHEYLAYER è costituito da esperti provenienti da  Germania, Spagna, Irlanda, Italia, Ungheria e Slovenia, guidati dal  Patronal de la Petita i Mitjana Empresa de Catalunya (PIMEC) in Spagna.</p>
<p style="text-align: justify">Per maggiori informazioni, visitare:</p>
<p style="text-align: justify">Istituto Fraunhofer per l&#8217;ingegneria di processo e imballaggio IVV:<br />
<a href="http://www.ivv.fraunhofer.de/index_e.html">http://www.ivv.fraunhofer.de/index_e.html</a></p>
<p style="text-align: justify">WHEYLAYER:<br />
<a href="http://www.wheylayer.eu/">http://www.wheylayer.eu/</a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Categoria:</strong> Risultati dei progetti<br />
<strong>Fonte:</strong> Istituto Fraunhofer per l&#8217;ingegneria di processo e imballaggio IVV<br />
<strong>Documenti di Riferimento:</strong> Sulla base di informazioni diffuse dall&#8217;Istituto Fraunhofer per l&#8217;ingegneria di processo e imballaggio IVV<br />
<strong>Codici di Classificazione per Materia:</strong> Coordinamento, cooperazione; Tecnologia dei materiali; Sicurezza; Ricerca scientifica; Standard</p>
<p style="text-align: justify">RCN: 34280</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fonte: <span style="text-decoration: underline"><a href="http://cordis.europa.eu/fetch?CALLER=IT_NEWS&amp;ACTION=D&amp;SESSION=&amp;RCN=34280" target="_blank">Cordis.europa.eu</a></span> (9 febb.)</strong></p>
<p style="text-align: justify">Foto: Google Immagini</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;CONSIGLI PER AVERE SUCCESSO&#8221; &#8211; in partenza tre seminari a Pordenone</title>
		<link>http://www.imprendero.it/blog/2012/02/15/consigli-per-avere-successo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=consigli-per-avere-successo</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossella Cavallini</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[15/02/2012 &#8211; Perché un piccolo bar di periferia diventa il più rinomato ritrovo del sabato sera? Cosa rende un negozio di abbigliamento più attraente di un altro? Come può una lavanderia aumentare la propria clientela? A queste ed altre domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-8398" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/15/consigli-per-avere-successo/success-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-8398" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/success.jpg" alt="" width="192" height="171" /></a>15/02/2012 &#8211; Perché un piccolo bar di periferia diventa il più rinomato ritrovo del sabato sera? Cosa rende un negozio di abbigliamento più attraente di un altro? Come può una lavanderia aumentare la propria clientela? A queste ed altre domande risponderanno i tre seminari, organizzati nell’ambito del progetto Imprenderò, dedicati a quanti vogliono rilanciare l’azienda di famiglia o dare nuova linfa ad un’azienda da poco acquisita.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">In particolare verranno trattati tre temi:<br />
-          definire un piano di marketing adeguato<br />
-          come utilizzare i social network per aumentare la propria visibilita&#8217;<br />
-          come rendere la propria azienda più attraente<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PROGRAMMA:</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>1 &#8211; Piano strategico di marketing  per i punti vendita: poca grammatica, molta pratica</strong></span><br />
<strong>lunedì 5 marzo – dalle 15.00 alle 19.00</strong></p>
<p style="text-align: justify">Le teorie di marketing sono spesso di difficile applicazione per le medie aziende, figuriamoci per un negozio. Ma i fondamenti possono essere comunque funzionali se vengono calati negli aspetti pratici di chi ogni giorno lavora direttamente con i clienti e non ha a disposizione una struttura con personale e specialisti. Semplificando al massimo i concetti e applicandoli in casi concreti questo seminario punta alla costruzione di un piano strategico di marketing per i punti vendita, evidenziando le azioni da svolgere in considerazione del rapporto costi/ benefici.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong>2 &#8211; I social network per le piccole e micro imprese: quando e come usarli</strong></span><br />
<strong>lunedì 12 marzo – dalle 15.00 alle 19.00</strong></p>
<p style="text-align: justify">Tutti i social network stanno cambiando il nostro modo di relazionarci, consigliare e scegliere. Una opinione può diventare una tendenza e un negozio può beneficiarne o subirne le conseguenze.<br />
-          Quando ha senso essere presenti su un social media on line e quando è una perdita di tempo?<br />
-          Come ragiona chi cerca informazioni e a cosa serve davvero avere un sito internet?<br />
-          Come usarlo per un punto vendita e con cosa sostituirlo se non funziona?<br />
Sono gli argomenti principali di questo seminario che vuole dare un taglio pratico sul cosa fare e soprattutto come usare i sistemi che come facebook e linkedin veicolano la nostra attenzione.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong>3 &#8211; Come accrescere il “percepito” del punto vendita senza spendere una fortuna!</strong></span><br />
<strong>lunedì 19 marzo – dalle 15.00 alle 19.00</strong></p>
<p style="text-align: justify">Le persone scelgono un negozio rispetto ad un centro commerciale per pochi e semplici motivi. Sono le leve su cui puntare per mantenere il rapporto con i clienti, per portarne dentro di nuovi e per dare rilievo al punto vendita ben oltre il prodotto venduto. A basso investimento e con esempi pratici e concreti si affronteranno le tecniche di riposizionamento del punto vendita nella percezione delle persone.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Gli incontri si terranno presso la sede di Confesercenti Pordenone (viale Michelangelo Grigoletti, 72). </strong></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/CONSIGLI-PER-AVERE-SUCCESSO.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline"><strong>Scarica il PDF</strong></span></a><strong> </strong> -  <strong><a title="Iscrizione a “CONSIGLI PER AVERE SUCCESSO”" href="http://www.imprendero.it/blog/2012/02/15/iscrizione-a-consigli-per-avere-successo/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Clicca qui per iscriverti</span></a></strong></p>
<p><strong>Per informazioni e adesioni:</strong><br />
Segreteria Imprenderò, Via Tullio 22 (Udine), <span style="color: #008000"><strong>Numero Verde 800 238 775</strong></span>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Webseminar &#8220;Chi finanzia la mia impresa?&#8221;: le iscrizioni sono aperte</title>
		<link>http://www.imprendero.it/blog/2012/02/13/webseminar-chi-finanzia-la-mia-impresa-le-iscrizioni-sono-aperte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=webseminar-chi-finanzia-la-mia-impresa-le-iscrizioni-sono-aperte</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 15:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertovanin</dc:creator>
				<category><![CDATA[news ed eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.imprendero.it/?p=8387</guid>
		<description><![CDATA[
13/02/2012 &#8211; Il web-seminar &#8220;Chi finanzia la mia impresa?&#8221;, previsto in data mercoledì 7 marzo 2012, dalle 17:00 alle 18:00, si pone l’obiettivo di dare una serie di indicazioni a quanti stanno cercando un modo per finanziare la propria startup. In particolare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify">13/02/2012 &#8211; Il <strong>web-seminar &#8220;Chi finanzia la mia impresa?&#8221;</strong>, previsto in data<strong> mercoledì 7 marzo 2012, dalle 17:00 <a href="http://www.imprendero.it/?attachment_id=8425"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8425" style="border: 0pt none" src="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/dollaroni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>alle 18:00</strong>, si pone l’obiettivo di dare una serie di indicazioni a quanti stanno cercando un modo per finanziare la propria startup. In particolare, verranno analizzate le <strong>modalità di reperimento di capitale per le prime tre fasi della vita di una nuova azienda </strong>(lo sviluppo dell’idea, la sua realizzazione e i primi anni di attività), facendo riferimento al seed capital, ai business angel ed al venture capital.</p>
<p style="text-align: justify">Verranno inoltre fornite<strong> indicazioni pratiche per individuare possibili finanziatori</strong> e riuscire ad ottenere capitale per finanziare la propria idea: si parlerà quindi anche di <strong>business plan competition e pitch</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Relatore:  <strong>Franco Scolari</strong><strong>, </strong>Direttore del Polo Tecnologico di Pordenone e socio di Italian Angels for Growth.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.imprendero.it/wp-content/uploads/2012/02/webinar-07-marzo-2012.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Scarica il programma in PDF</span></a></strong><strong> | <a href="http://stageconnect.allos.it/e12895368/event/registration.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Clicca qui per iscriverti!</span></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><strong>ATTENZIONE: Informiamo che nei giorni 27 e 28 febbraio il sistema di iscrizioni online sarà sospeso per manutenzione.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Per informazioni e adesioni:<br />
<strong>Segreteria Imprenderò</strong>, Via Tullio 22 (Udine), <strong>Numero Verde 800 238 775</strong>.</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>La nuova Italia che avanza: D-Orbit</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 09:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[10/02/2012 &#8211; Tra i finalisti della Business Plan Competition 2011 di Mind the Bridge che sono atterrati nella Bay Area per la fase finale di incubazione al Gym troviamo D-Orbit,  startup che opera nel settore aerospaziale. Ebbene sì, questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">10/02/2012 &#8211; Tra i finalisti della <a name="&amp;lid=www.mindthebridge.org/competition/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 8" href="http://www.mindthebridge.org/competition/" target="_blank">Business Plan Competition 2011</a> di Mind the Bridge che sono atterrati nella Bay Area per la fase finale di incubazione al <a name="&amp;lid=gymnasium.mindthebridge.org/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 9" href="http://gymnasium.mindthebridge.org/" target="_blank">Gym </a>troviamo<strong> <a name="&amp;lid=www.deorbitaldevices.com/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 10" href="http://www.deorbitaldevices.com/" target="_blank">D-Orbit</a></strong>,  startup che opera nel settore aerospaziale. Ebbene sì, questa volta non  parliamo di Web 2.0, ma di un dispositivo di de-orbiting che potrebbe  nei prossimi anni essere adottato dalla NASA per i suoi satelliti  artificiali. Stiamo esagerando? Neanche un po’, stiamo solo pensando in  grande, proprio come hanno fatto<strong> Luca Rossettini</strong> e <strong>Renato Panesi</strong> fin dall’inizio di questo progetto.<br />
<img class="alignleft" style="border: 0pt none" src="http://siliconvalley.corriere.it/D-Orbit%20Team.jpg" alt="" width="244" height="183" />I  due (entrambi trentaseienni) hanno iniziato a lavorare sull’idea nel  2009 e nel giro di soli 2 anni hanno raggiunto la fase finale, oltre che  di Mind the Bridge, della <a name="&amp;lid=adroitmotion.com/templates/theme162/stories/Rice...20Alliance - News - Total Winnings.pdf&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 11" href="http://adroitmotion.com/templates/theme162/stories/Rice%20Alliance%20-%20News%20-%20Total%20Winnings.pdf" target="_blank">Rice University Business Plan Competition</a> del 2010 in Houston (Texas), si sono piazzati al secondo posto a <a name="&amp;lid=www.sssup.it/context_elenco.jsp?ID_LINK=112&amp;area=47&amp;page=2&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 12" href="http://www.sssup.it/context_elenco.jsp?ID_LINK=112&amp;area=47&amp;page=2" target="_blank">Start Cup Toscana 2011</a> e si sono qualificati alla fase finale del concorso <a name="&amp;lid=www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/Finalisti_Start-Cup.pdf&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 13" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/wp-content/uploads/2011/11/Finalisti_Start-Cup.pdf" target="_blank">Premio Nazionale Innovazione 2011</a>. Tutto ciò grazie ad un team ampio e ben strutturato, in cui spiccano <strong>Thomas Panozzo</strong>, program director nell’azienda leader mondiale nel settore dei lanci commerciali di satelliti, e <strong>Giuseppe Tussiwand</strong>, progettista di sistemi di propulsione a razzo con esperienza decennale.<br />
Ne parliamo con Renato Panesi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Renato, come vi siete incontrati tu e Luca e cosa vi ha fatto pensare di dare inizio a un progetto tutto vostro?</strong><br />
Io  e Luca ci siamo incontrati fra il 2009 e il 2010 in Silicon Valley. Ci  trovavamo negli Stati Uniti perché avevamo vinto entrambi una borsa di  studio <a name="&amp;lid=www.fulbright.it/en&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 14" href="http://www.fulbright.it/en" target="_blank">Fulbright BEST</a> per la frequenza di un programma di studio in Technology  Entrepreneurship.Siamo entrambi ingegneri aerospaziali: Luca, l’attuale  Amministratore Unico, Ph.D. in ingegneria aerospaziale al Politecnico di  Milano, è appassionato ed esperto di sistemi di propulsione a razzo, ha  da sempre attenzione per i temi della sostenibilità (è vicepresidente  di The Natural Step Italia). Inoltre Luca ha una spiccata vocazione   imprenditoriale (aveva creato un’altra startup attiva nel campo dei  filmati slow motion). Io ho maturato una esperienza pluriennale di  ricerca e sviluppo nel gruppo Finmeccanica, dopo aver conseguito un  dottorato di ricerca in controllo multivariabile di sistemi  aerospazialie all’Università di Pisa.<br />
È proprio grazie al programma  Fulbright, grazie ai corsi dedicati al business planning e development  (pitching, business model, revenue models, market &amp; competitors  analysis, go to market strategy, exit strategy, financials, ecc.) che  fornivano gli strumenti ideali per la creazione di un business plan  solido e realistico, nonché credibile ed accattivante per un  investitore, che abbiamo capito che la nostra esperienza e competenze  perfettamente complementari, la passione per lo spazio e il volo  spaziale che condividevamo avrebbero potuto portarci lontano.<br />
Ed è  così che fra nottate passate in biblioteca, giornate trascorse nelle  aule delle università e nei laboratori del centro ricerche NASA Ames e  la partecipazione a selezionati eventi di networking, la timida idea  concepita da Luca nel 2009, una semplice idea nella mente di un  visionario aspirante imprenditore, si è trasformata in un progetto di  business concreto, prendendo forma in <a name="&amp;lid=www.deorbitaldevices.com/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 15" href="http://www.deorbitaldevices.com/" target="_blank">D-Orbit</a>.<br />
Insomma,  se D-Orbit oggi esiste e non è rimasta un sogno nel cassetto, lo  dobbiamo anche e soprattutto alla Fulbright e all’esperienza nella Bay  Area di San Francisco, un luogo unico per chi vuole fare innovazione e  startup. Le opportunità sono dietro ogni angolo, il network che ci si  può creare è veramente impressionante.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E poi tornati in Italia  a marzo 2011 avete costituito l’azienda giusto? Ci descrivi più nel  dettaglio qual è l’idea alla base di D-Orbit?</strong><br />
Certamente. D-Orbit  sviluppa dispositivi di de-orbiting per satelliti artificiali, da  installare a bordo di questi ultimi prima del loro lancio ed in grado di  farli rientrare in atmosfera (deorbitarli) e distruggerli al termine  della loro vita operativa o in caso di avaria. In pratica D-Orbit  costituisce la prima risposta concreta al problema dei detriti spaziali  in costante aumento nelle orbite attorno al nostro pianeta, ben noto da  tempo nella comunità scientifica, ma ora anche dall’opinione pubblica in  occasione del recente rientro a Terra incontrollato e potenzialmente  pericoloso del satellite NASA UARS. Negli ultimi mesi c’è stata una  pioggia di satelliti sulla terra. Dopo UARS in settembre, Phobos Grunt e  ROSAT: pensa che quest’ultimo, un oggetto da 2.5 tonnellate caduto nel  Golfo del Bengala, se fosse rientrato sette minuti dopo si sarebbe  schiantato nel centro di Pechino.<br />
I problemi, poi, non sono solo qui  sulla Terra. Le collisioni in orbita fra satelliti defunti e attivi sono  sempre più probabili, con la conseguente distruzione di questi ultimi. È  già successo e capiterà ancora. Ogni collisione, inoltre, genera nuovi  detriti. E c’è una probabilità su otto che un astronauta della ISS  (International Space Station) sarà ucciso da un debris durante una  passeggiata spaziale.<br />
La mission di D-Orbit, che in questa prima fase  prevede l’arresto dell’aumento incontrollato di detriti in orbita,  consiste nel promuovere un accesso sostenibile allo Spazio: perché  proprio di sostenibilità si tratta, aggiungendo l’ambiente spaziale a  quelli di Terra, Aria e Mare. E a proposito di sostenibilità ci ha fatto  piacere avere vinto il  premio Bassetti sull’Innovazione Responsabile lo scorso novembre a  Milano.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Una domanda sul fundraising. Immagino che data la  struttura del settore in cui operate dovete affrontare costi piuttosto  importanti. Come avete trovato il capitale per cominciare l’attività?</strong><br />
Confermo.  I costi per lo sviluppo e la qualifica di un prototipo funzionante  raggiungono somme notevoli e senza il contributo di un investitore non  saremmo riusciti a costituire la società.<br />
Al termine dell’esperienza  Fulbright siamo tornati in Italia, Thomas Panozzo e Giuseppe Tussiwand  si sono aggiunti al team apportando competenze tecniche significative e  così abbiamo cominciato la ricerca di fondi. Con un business plan  convincente ed il team giusto siamo riusciti a trovare, nella comunità  italiana del capitale di rischio, investitori interessati e disponibili a  finanziare il progetto. La scelta è ricaduta su Fondamenta SGR, che  dopo la doverosa due diligence ha finanziato la nascita di D-Orbit con  un investimento seed erogato tramite TT Seed, veicolo di finanziamento  dedicato alle startup con elevato potenziale e attive in settori ad  elevata tecnologia. Sono già stati presi accordi per un successivo round  di finanziamento, a dodici mesi dal primo (e dunque atteso nel secondo  trimestre del 2012) e che avverrà (al conseguimento di risultati  prestabiliti) da parte dei fondi TTVenture(sempre amministrato da  Fondamenta SGR) e Fondo Toscana Innovazione (amministrato da SICI).<br />
Nonostante  la sede legale sia a Milano, D-Orbit ha preferito aprire (maggio 2011)  la propria sede operativa presso l’Incubatore Universitario Fiorentino a  Sesto Fiorentino.Oltre al possibile futuro impegno da parte del Fondo  Toscana Innovazione nel progetto D-Orbit, a dettare questa scelta  logistica sono stati anche altri fattori: in particolare, la presenza,  nel territorio toscano, di centri di eccellenza il cui campo di attività  ha forti connessioni con il core business di D-Orbit e rende possibili  diverse sinergie e svariate opportunità di collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E da maggio che passi avanti avete fatto?</strong><br />
Tra  i più importanti un deposito di domanda di brevetto nazionale ed  internazionale relativamente al dispositivo e ad alcune sue parti, la  prima sperimentazione su banco del dimostratore del dispositivo avvenuta  con successo, le trattative in corso al fine di installare il prototipo  a bordo di un satellite per la doverosa sperimentazione in volo</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E  ora, dopo quasi un anno dalla nascita di D-Orbit, siete tornati in  Silicon Valley come finalisti della MtB Business Plan Competition,  proprio là dove l’idea è stata concepita. Cosa vi aspettate da questo  “ritorno alle origini”?</strong><br />
Proprio così, D-Orbit si è aggiudicata la  possibilità di un periodo di incubazione della durata di un mese presso  le strutture della fondazione Mind The Bridge a San Francisco e di  partecipare contestualmente al Mind The Bridge Gym, programma di  formazione e mentorship per le startup selezionate. Siamo entusiasti di  tornare là dove tutto è cominciato.<br />
Questa nuova avventura è appena  iniziata ed è inutile dire che noi di D-Orbit ci aspettiamo davvero  molto: tra le altre cose, la possibilità di farci conoscere oltreoceano  da potenziali investitori statunitensi, la certezza di migliorare il  nostro modello di business e di aprire le porte a nuove opportunità,  l’opportunità di consolidare il nostro board of advisors. La prima volta  che abbiamo esposto la nostra idea di business a qualche investitore in  Silicon Valley era nell’ambito del programma Fulbright BEST. Abbiamo  ricevuto critiche, consigli, idee, suggerimenti in qualità di studenti.  Adesso andremo a ripetere l’esperienza, andremo a “pitchare” (si dice  così, no?) la nostra idea come imprenditori, rappresentando una startup  con tante prospettive e tanta voglia di crescere. E chissà che non ne  venga fuori una sede in Bay Area… D-Orbit: Clean and Safe Access to  Space!</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Fonte: <a href="http://siliconvalley.corriere.it/2012/02/la_nuova_italia_che_avanza_dor.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Siliconvalley.corriere.it</span></a>, scritto da Alberto Onetti (10 febb.)</strong></em></p>
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		<title>Innovazione e ricerca: l&#8217;Europa boccia l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tortellis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[09/02/2012 &#8211; Timida crescita ma i dati del passato pesano sul giudizio italiano. Intanto il nord Europa vola.
Poca innovazione, pochi laureati, pochi investimenti in ricerca e  innovazione, scarsa collaborazione tra pubblico e privato. Questa è  stata l&#8217;Italia negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">09/02/2012 &#8211; <strong>Timida crescita ma i dati del passato pesano sul giudizio italiano. Intanto il nord Europa vola.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" style="border: 0pt none" src="http://www.u-szeged.hu/site/upload/2009/03/research1.jpg" alt="" width="600" height="280" />Poca innovazione, pochi laureati, pochi investimenti in ricerca e  innovazione, scarsa collaborazione tra pubblico e privato. Questa è  stata l&#8217;Italia negli ultimi anni. Ad affermarlo è lo IUS 2011,  l&#8217;indagine europea sull&#8217;innovazione presentata ieri a Bruxelles da  Antonio Tajani e Maire Geoghegan-Quinn.</p>
<p style="text-align: justify">Dal lungo documento di  cento pagine che compone l&#8217;indagine, emerge un quadro in chiaro scuro  che vede il bel paese rimandato a settembre nella maggioranza delle  materie prese in esame. Sono pochi i settori a salvarsi. Ma è l&#8217;intera  Europa a non eccellere: la crescita c&#8217;è ma è lenta rispetto agli  obiettivi fissati. Solo il nord Europa e la Svizzera si salvano a pieni  voti. Per Geoghegan-Quinn, i problemi maggiori restano i pochi  investimenti e la burocrazia. Speranza per i nuovi piani del governo  Monti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quattro gruppi</strong>. La classifica IUS ha  diviso i 27 paesi dell&#8217;unione europea in quattro grandi fasce: i &#8220;leader  dell&#8217;innovazione&#8221;, gli &#8220;inseguitori&#8221;, gli &#8220;innovatori moderati&#8221; e  quelli &#8220;modesti&#8221;. È la Svezia a guidare il quartetto di testa, seguita  da Danimarca, Germania e Finlandia. Solo sedicesima l&#8217;Italia, nel gruppo  degli innovatori moderati: l&#8217;unico grande paese a collocarsi nell&#8217;area  medio bassa, con Spagna e Grecia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Gli indicatori d&#8217;innovazione</strong>.  Sono otto gli indicatori presi in esame dallo studio per calcolare il  livello di innovazione: tra questi l&#8217;istruzione nazionale, la qualità  del   sistema di ricerca, il livello dei finanziamenti, la quantità di  nuovi brevetti e gli effetti economici conseguenti. Il rapporto dimostra  come per collocarsi nelle parti più alte della classifica tutti gli  aspetti debbano crescere in modo armonico e integrato: eccellere in uno  non serve.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I dati italiani</strong>. L&#8217;indagine inizia  parlando della scuola e della formazione, con un dato positivo per  l&#8217;Italia: quello del numero di soggetti tra i 25 e i 34 anni in possesso  di un dottorato. Il nostro paese registra 1,6 dottori ogni mille  persone, leggermente al di sopra della media europea (1,5), e dimostra  anche un buon andamento di crescita negli ultimi 5 anni (10%). In questo  campo, si rivela inoltre una sostanziale parità tra uomini e donne.  Scadente, però, la capacità di attrarre studenti da aree extra europee e  creare mobilità: solo poco più del 5% degli aspiranti dottori proviene  da fuori Europa, contro una media generale attorno al 20%.</p>
<p style="text-align: justify">Ma  quando l&#8217;obiettivo si sposta a valutare il numero delle persone tra i 30  e 34 anni in possesso di una laurea, l&#8217;Italia crolla al quintultimo  posto: sono meno di 20 italiani su cento ad averla, contro 33,6 europei e  più di 40 francesi, inglesi e spagnoli. La crescita c&#8217;è, ma è inferiore  alla media UE. Più colte le donne: un dato che si registra in ben 26  paesi su 27, al quale fa eccezione la sola Germania.</p>
<p style="text-align: justify">Nemmeno  l&#8217;istruzione secondaria riserva buone sorprese. Circa 76 ventenni  italiani su cento hanno un diploma, contro 79 europei. Anche in questo  caso il numero di donne diplomate supera quello degli uomini: rivelando  in generale un&#8217;Europa femminile più colta di quella maschile.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le pubblicazioni scientifiche</strong>.  Dopo aver analizzato il livello culturale dei paesi, l&#8217;indagine passa  al setaccio la qualità del sistema di ricerca e la sua capacità di  interagire con l&#8217;estero. In Italia il numero di pubblicazioni  scientifiche effettuate in collaborazione internazionale si rivela di  poco sopra la media. Sotto la soglia europea, invece, quello delle  pubblicazioni tra le più citate al mondo. Poco sviluppate, in  particolare, le collaborazioni accademiche tra imprese e istituzioni,  che portano a meno di 25 pubblicazioni scientifiche ogni milione di  abitanti, contro le 40 europee.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ricerca e sviluppo</strong>.  In quello che il rapporto definisce come uno degli indicatori chiave  per la competitività e la salute futura dell&#8217;intera Unione, l&#8217;Italia è  in difficoltà. I nostri investimenti pubblici in ricerca e sviluppo,  infatti, si sono fermati attorno allo 0,6% del PIL contro lo 0,75%  europeo, con un tasso di crescita tra i più bassi di tutta l&#8217;eurozona.  Anche gli investimenti a rischio e quelli privati hanno scarseggiato:  restando sempre ben sotto rispetto la media dell&#8217;unione e registrando un  andamento in calo, probabilmente anche a causa della crisi. Piccola  ripresa solo per quanto concerne le esportazioni dei prodotti nel  settore, di poco sopra la media europea.</p>
<p style="text-align: justify">Anche nel campo dei  marchi registrati e dei brevetti l&#8217;Italia naviga in acque agitate: sia  per quanto riguarda il comparto in generale, sia nei brevetti  specificamente rivolti al settore della sanità e dei cambiamenti  climatici. Questi due ambiti sono definiti come molto importanti a lungo  termine: per contrastare gli effetti dell&#8217;invecchiamento della  popolazione nel vecchio continente.<br />
Bene solo lo storico settore del design italiano, che costituisce ancora un tassello importante del tessuto nostrano.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Piccole e medie imprese</strong>.  A salvare l&#8217;Italia dalle zone negative dei grafici sembra ancora una  volta il comparto delle piccole e medie imprese, che da sempre  costituiscono una parte considerevole del sistema economico nazionale.  Il rapporto mostra che circa il 35% delle PMI italiane ha sviluppato  internamente nuovi prodotti e tecnologie, contro il 30% europeo, e in  generale opera attivamente nel settore. Il comparto delle imprese che  innovano al proprio interno registra anche il secondo miglior tasso di  crescita in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify">Male, però, la cooperazione reciproca. Se  in Europa 11 PMI su 100 lavorano a stretto contatto con le altre nello  sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie, con punte di 25 nel Regno  Unito, in Italia sono solo sei.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il futuro</strong>. Dal  riassunto dei dati si vede un&#8217;Italia che negli ultimi anni ha visto una  crescita lieve e quasi sempre al di sotto della non eccellente media  europea, con isolate aree positive. Un sistema poco capace di investire  in ricerca e innovazione e di collaborare. Insomma, un&#8217;Italia che ha  mostrato ancora una volta una buona intelligenza individuale ma una  scadente intelligenza collettiva, come ebbe a dire Rita Levi Montalcini.</p>
<p style="text-align: justify">Il  nuovo governo, nel frattempo, ha impostato specifici piani di crescita &#8211;  descritti lunedì scorso a Repubblica dal ministro Profumo &#8211; con  l&#8217;obiettivo di ribaltare proprio le tendenze negative descritte dal  rapporto IUS 2011. Un incontro interministeriale sul tema è previsto già  domani. L&#8217;Europa sembra mostrare segnali di ottimismo, ma il tempo è  poco.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/08/news/innovazione_ue_boccia_italia-29532943/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Repubblica.it</span></a>, scritto da Luca Spinelli (8 febb.)</strong></p>
<p style="text-align: justify">Foto: Google Immagini<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Distretti, il Nordest scommette sull’hi-tech</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:25:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" style="border: 0pt none" src="http://www.high-tech-plv.com/picts/high-tech-plv-3.jpg" alt="" width="329" height="235" />08/02/2012 &#8211; Crescono nel 2011 i fatturati dei distretti industriali, ad essere  premiate con risultati migliori sono le aziende che si sono messe in  rete, che hanno spinto sull’ internazionalizzazione e che esportano (visto  che la domanda mondiale è in ripresa) di fronte a un mercato interno  debole. Ma per il 2012 e 2013 le previsioni di crescita sono «più  contenute».</p>
<p style="text-align: justify">E a difendersi, con un trend di crescita superiore, saranno  quei distretti dove ci sono <strong>i poli tecnologici, i famosi settori Itc  (biomedicale, aeronautico e farmaceutico)</strong>. A fare la parte del leone  l’area del Nordest “allargata” <strong>dal Friuli Venezia Giulia, al Veneto fino  all’Emilia Romagna</strong>. In queste zone si ritrovano il polo Ict di Trieste,  quello veneto, il polo biomedicale di Padova e più in là quello di  Mirandola e i siti Ict di Bologna e Modena. Aree che hanno mostrato  tassi di espansione «strutturalmente migliori » rispetto ai distretti  tradizionali e che presentano una variazione positiva del fatturato e  dell’Ebit.</p>
<p style="text-align: justify">A metterlo in evidenza la quarta edizione del Rapporto  sull’economia e la finanza dei distretti industriali (analizzate 49 mila  aziende) di Intesa SanPaolo presentato ieri dal Consigliere delegato  <strong>Enrico Cucchiani</strong> e dal chief economist <strong>Gregorio De Felice</strong>. «L’Italia dei  distretti fa emergere punte di eccellenza con aziende cresciute anche  del 47% – sottolinea lo stesso Cucchiani – che dimostrano che il Paese  ce la può fare». Ma secondo De Gregorio «le imprese devono avere una  soglia di almeno 200 milioni di fatturato». L’ad Cucchiani sottolinea  poi l’attesa di un’ondata di consolidamento in vari settori a cui potrà  contribuire la stessa Intesa: «Sotto una certa soglia dimensionale –  spiega – non ci si può sedere ai tavoli industriali. Dobbiamo aiutare la  nascita di nuovi poli tecnologici, svilupparli in collaborazione con le  Università. Farci carico di mettere in collegamento le forze del Paese.  La crisi è un’opportunità per rivedere modelli di business. Il Governo  sta dando una spinta al rinnovamento e mette in discussione tanti dogmi  mai toccati prima: noi siamo a fianco dell’economia per la ripresa e il  rilancio».</p>
<p style="text-align: justify">L’analisi è stata fatta sui bilanci (per il triennio  2008-2010) su quasi 13 mila imprese di 139 distretti industriali e circa  36 mila non distrettuali specializzate in settori produttivi rilevanti  per gli stessi distretti. Si prende poi in considerazione le stime sui  risultati di bilancio delle imprese nel 2011 e le previsioni per il  biennio 2012-2013. Il dato rilevante è che <strong>nel 2010 il fatturato delle  imprese dei distretti, pur rimanendo ancora del 10,6% inferiore rispetto  ai livelli del 2008, è cresciuto dell’8,3% un valore superiore a quello  delle imprese non distrettuali ferme al 6,6%</strong>. E ad essere premiate sono  state le aziende con più propensione all’export che hanno cavalcato  l’anno di ripresa delladomanda mondiale a fronte di un mercato interno  “debole”. Anche sul fronte dei margini di profitto il 2010 è stato un  anno di recupero parziale, le imprese dei distretti hanno recuperato lo  0,6%. In termini di redditività (Ebitda) la distanza tra le imprese  migliori e quelle peggiori è stata di circa 20 punti. Passando al 2011,  si tratta di proiezioni, l’aumento del fatturato dei distretti dovrebbe  aver registrato un aumento dell’8,5%, mezzo punto percentuale in più  rispetto alle aree non distrettuali. I margini operativi sono anche  questi in crescita del 3%. Per quanto riguarda invece le previsioni per  il 2012-2013, nell’ipotesi che i distretti industriali «riescano a far  leva sulle caratteristiche di dinamicità » si prevede una crescita del  fatturato inferiore all’1% nel 2012 e attorno al3%nel 2013.</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio  evidenzia anche i segnali di trasformazione: <strong>la maggior propensione  delle aziende del mondo distrettuale ad investire all’estero e ad  innovare</strong>. Ogni 100 aziende ce ne sono almeno 25 partecipate estere  (contro 16 delle aree non distrettuali) e parlando di innovazione si  registrano 16 brevetti ogni 100 imprese distrettuali contro 12 delle  altre. A pagare inoltre sono i vantaggi della forma “organizzativa a  gruppo” delle imprese distrettuali con una dimensione media delle  aziende che cresce del 74% in termini di valore aggiunto. Tra le  criticità evidenziate quelle delle imprese minori meno attrezzate per  gestire la congiuntura negativa del 2012. Intesa San Paolo vede invece  ottime potenzialità per le aziende dei distretti nel settore  agro-alimentare e, come detto, dei poli tecnologici che si sono  sviluppati soprattutto nel Nordest.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fonte: <a href="http://www.quotidianamente.net/cronaca/economia/distretti-il-nordest-scommette-sull%E2%80%99hi-tech-17387.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Quotidianamente.it</span></a> (8 febb.)</strong></p>
<p style="text-align: justify">Foto: Google Immagini</p>
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