27/01/2012 – Tutte le nuove aziende rischiano di fallire. Ma ci sono dei posti, come la Silicon valley, in cui riescono a prosperare. Perché lì è più facile incontrare le persone giuste e c’è meno scetticismo.

Paul Graham, Stati Uniti

Se date un’occhiata alla classifica delle città statunitensi in base alla popolazione, il numero pro capite delle startup di successo varia a seconda dell’ordine di grandezza. In un certo senso è come se la maggior parte dei posti negli Stati Uniti fosse ricoperta di veleno per startup. È una cosa su cui rifletto da anni. Per le startup, la città media americana è come un buco nero: un posto in cui entrano persone intelligenti e ambiziose ma da cui non esce nessuna nuova impresa. Prima non riuscivo a capire cosa succedesse lì dentro: cosa, con esattezza, uccidesse tutte le potenziali imprese. [1]

Poi, un paio di settimane fa, ho capito. Mi facevo la domanda sbagliata. Il problema non è che la maggior parte dei posti uccide le startup: la verità è che ogni startup è destinata al fallimento e la maggior parte delle città non riesce a salvarle. Invece di pensare che alcuni posti sono coperti di veleno, è più giusto dire che tutte le startup sono avvelenate e che l’antidoto si trova solo in alcuni posti. Cosa le salva, per esempio, nella Silicon valley? [2]

L’ambiente
Penso che l’antidoto sia composto da due elementi importanti: trovarsi in un posto dove sia considerato fico fondare una startup e incontrare per caso delle persone che possono aiutarti. E tutto questo dipende dal numero di persone intorno a te che hanno a che fare con una startup. Il primo fattore è particolarmente utile all’inizio, quando passi dal semplice desiderio di creare un’impresa al farlo sul serio. Fondare una startup è un bel salto. Non è da tutti. Eppure nella Silicon valley sembra una cosa normale. [3]

Nella maggior parte dei posti, chi mette in piedi una startup viene trattato come un disoccupato. Nella Silicon valley nessuno resta impressionato solo perché vuoi mettere su un’impresa, ma almeno la gente ti presta attenzione. Chiunque sia stato qui per un po’ sa che, per quanto una persona abbia poca esperienza o la sua idea sembri poco promettente, non bisogna mai cedere allo scetticismo: qui tutti hanno visto delle persone inesperte con idee poco promettenti diventare miliardarie in pochi anni.

Essere circondati da persone interessate a quello che fai è una forza straordinariamente potente. Circa un anno dopo aver fondato Y Combinator (un “incubatore” che investe piccoli fondi nel lancio delle startup), parlando con una persona che lavorava in una società di venture capital dissi qualcosa che gli diede l’impressione, sbagliata, che volessi fondare un’altra startup. La sua reazione fu così entusiasta che per un attimo pensai di farlo sul serio.

Nella maggior parte dei posti l’idea di aprire una startup sembra irreale. Nella Silicon valley non solo è un’ipotesi realistica, ma è anche di moda. Per questo stesso motivo lo fanno anche molte persone che non dovrebbero. Ma è un bene.

Non tutti hanno la stoffa per fondare una startup ed è molto difficile prevedere chi lo è. Lo so bene perché nel mio lavoro devo capire le cose in anticipo. Quindi l’ambiente ideale probabilmente è quello in cui molte persone che non dovrebbero farlo decidono comunque di fondare una startup. Finché sei in una fase della vita in cui puoi sopportare il rischio del fallimento, il modo migliore per capire se hai la stoffa per gestire una startup è provarci.

Il caso
Il secondo elemento dell’antidoto sono gli incontri casuali con persone che possono aiutarti. Questa forza funziona in entrambe le fasi: sia nel passaggio dall’idea all’azione, sia nel passaggio dall’azione al successo. Gli incontri casuali producono miracoli e compensano i disastri che di solito succedono alle startup. Nella Silicon valley alle startup capitano sempre delle cose terribili, come nel resto del mondo. La differenza è che capitano anche delle cose grandiose, per questo qui è più probabile farcela.

Per esempio, mettiamo il caso che tu voglia aprire un social network per gli studenti del college e decida di passare l’estate nella Silicon valley per lavorarci. Su una strada qualunque di Palo Alto potresti incontrare per caso Sean Parker, che conosce bene il campo perché ha creato qualcosa di simile e conosce anche gli investitori. E per di più sostiene l’idea che i fondatori mantengano il controllo della loro impresa. Non puoi sapere con certezza se e quando accadrà il miracolo, ma una cosa è certa: se sei in un posto dove ci sono molte startup, probabilmente ti capiterà qualcosa di bello, soprattutto se hai talento. Scommetto che questo vale anche per le startup su cui investe la mia società.

Gli incontri casuali sono come quei momenti di relax che aiutano a farsi venire nuove idee. La maggior parte delle persone sa bene cosa vuol dire lavorare sodo su un problema, non essere capace di risolverlo, mollare tutto e andare a letto, per poi trovare la soluzione il mattino dopo sotto la doccia. La risposta esatta arriva quando si lasciano andare i pensieri e si passa dal ragionamento sbagliato della sera prima a quello giusto che si trovava lì accanto.

Come la doccia mette in moto i pensieri, così anche gli incontri casuali mettono in moto le conoscenze. L’incontro tra Larry Page e Sergey Brin è un buon esempio. Per Larry Page l’elemento più importante dell’antidoto è stato Sergey Brin, e viceversa. L’antidoto sono le persone.

Nella Silicon valley non sono le infrastrutture a far funzionare le cose, né il clima né niente di simile. Queste cose aiutano a mettere in moto il meccanismo, ma una volta avviato sono le persone a fare la differenza. Molte persone attente hanno notato che nei luoghi dove si concentrano le startup spesso ci si aiuta a vicenda senza aspettarsi nulla in cambio. Non so qual è il motivo: forse perché all’inizio le startup valgono molto meno delle altre attività e raramente vengono fatte fuori dalla concorrenza. O forse perché i ragazzi che decidono di fondarle spesso hanno fatto studi scientifici, dove la collaborazione è incoraggiata.

Uno dei compiti di Y Combinator è accelerare questo processo. Siamo una specie di Silicon valley dentro la Silicon valley, dove la densità di persone che lavora per una startup e la loro disponibilità a darsi una mano sono amplificate artificialmente.

I numeri
Entrambi gli elementi dell’antidoto (l’ambiente giusto e gli incontri casuali) derivano da un fattore: il numero di nuove società che ti circonda. Per creare un hub per le startup devono esserci molte persone che abbiano gli stessi interessi. Per tre motivi: il primo, ovviamente, è che se non c’è abbastanza densità gli incontri casuali non succedono. [4] Il secondo è che startup diverse hanno bisogno di cose diverse, perciò ci vuole un sacco di gente per dare a ogni nuova impresa quello di cui ha bisogno.
Sean Parker era esattamente quello di cui Facebook aveva bisogno nel 2004.

Un’altra startup avrebbe potuto avere bisogno di un esperto di database o di qualcuno che avesse delle conoscenze nel mondo del cinema. Questo è tra l’altro uno dei motivi per cui investiamo in moltissime imprese. Più grande è la comunità, maggiore è la probabilità che contenga la persona che ha quello di cui avete più bisogno. Il terzo motivo è che se ci sono abbastanza persone interessate allo stesso problema, queste iniziano a definire le norme sociali. E questa è una cosa particolarmente preziosa quando l’atmosfera intorno a te ti incoraggia a fare qualcosa che sembrerebbe altrimenti troppo ambiziosa.

Tempo fa viaggiavo in aereo verso la Silicon valley. Ci penso ogni volta che la sorvolo: in qualche modo riesci a percepire che lì sta succedendo qualcosa. Ovviamente ci si può accorgere della ricchezza di un posto da quanto sembra curato. Ma ci sono diversi tipi di ricchezza. La Silicon valley non somiglia a New York, a Los Angeles o a Washington. Ho provato a chiedermi quale parola potrei usare per descrivere il sentimento che questo posto emana, e la parola che mi è venuta in mente è: ottimismo.

Note
[1] Non sto dicendo che è impossibile avere successo in una città dove ci sono poche startup, è solo più difficile. Wufoo, per esempio, è nato a Tampa e ha avuto successo. Ma i suoi fondatori sono dotati di una straordinaria disciplina.

[2] Questo fenomeno non è limitato alle startup. La maggior parte delle ambizioni “insolite” fallisce, a meno che la persona che le nutre non riesca a trovare la comunità giusta.

[3] Creare un’azienda è una cosa comune, ma fondare una startup è raro. La maggior parte delle aziende offre servizi e non aumenta di dimensioni progressivamente. Una startup, invece, è una nuova attività progettata per avere una crescita esponenziale.

[4] Oggi, per esempio, stavo andando a pranzo a Paolo Alto, in bicicletta. Appena entrato ho visto Charlie Cheever e Selina Tobaccowala. Poi è arrivato Josh Wilson. Dopo pranzo siamo andati a prendere uno yogurt e abbiamo incontrato Rajat Suri e Yuri Sagalov. Abbiamo camminato insieme per un isolato circa, e così abbiamo incontrato Muzzammil Zaveri e poco dopo Aydin Senkut. Questa è la vita di tutti i giorni a Palo Alto. Non stavo cercando di incontrare le persone giuste, stavo solo pranzando. E sono certo che per ogni fondatore o investitore di startup che ho incontrato e che conoscevo, ce n’erano altri cinque che non conoscevo.

Paul Graham è un imprenditore, programmatore e saggista. Nel 2002 ha creato un algoritmo che ha ispirato i filtri antispam. Nel 2005 ha fondato Y Combinator, una società che investe piccoli fondi per aiutare il lancio delle startup. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Why startup hubs work.

Fonte: Internazionale.it (26 genn.)

Foto: Google Immagini.